14/06/2024
Ricca settimana di uscite discografiche della settimana con gli album di Mac DeMarco, Dave Rowntree dei Blur, l'atteso ritorno dei Murder Capital, John Cale, Ladytron, We Are Scientist e Guided Bry Voices e Martina Bertoni.  Per gli italiani ecco i Maneskin 

Ricca settimana di uscite discografiche della settimana con gli album di Mac DeMarco, Dave Rowntree dei Blur, l’atteso ritorno dei Murder Capital, John Cale, Ladytron, We Are Scientist, Guided By Voices.  Per gli italiani ecco i Maneskin e i C+C Maxigross.

a cura di Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta, Chiara Luzi e Cristina Previte



MAC DEMARCO – FIVE EASY HOT DOGS
(strumentale)

“Five Easy Hot Dogs” non è la prima uscita strumentale di DeMarco. “Some Other Ones” del 2015 è stato registrato in cinque giorni e rilasciato come download gratuito. Lo stile del Mac è evidente non appena “Gualala” entra in gioco: chitarra acustica, un tono di basso piacevolmente rotondo, il tocco di una drum machine economica e un sintetizzatore che manca di azione.

Ma piuttosto che costruire, svilupparsi o persino serpeggiare come tendono a fare le sue canzoni, questi pezzi semplicemente vanno avanti per un po’ e poi finiscono. Le canzoni stesse sembrano in attesa che accada qualcosa di più eccitante.

DeMarco riesce a incorporare graziose filigrane che diversificano il paesaggio. “Victoria” guadagna tensione da una melodia di synth le cui note aleggiano nell’aria, lanciando accordi raccapriccianti contro l’innocuo accompagnamento di tiki-bar. L’effetto sonoro del flauto di pan su “Portland 2” è così sciocco che potresti non notare nemmeno i piccoli colpi metallici sullo sfondo che contribuiscono sia a una sensazione tattile che al loro ritmo sottile. Questi momenti parlano delle doti di DeMarco come arrangiatore e del suo orecchio per le trame stordite.

Ma sebbene ogni traccia prenda il nome da dove è stata registrata, non c’è molto da distinguere una fermata dall’altra, e sebbene tu possa collegare i luoghi in un viaggio, queste tracce non formano un arco ma suonano come se fossero impilate l’una sull’altra. Qui non troverai gran parte dell’eccitazione e della mitologia del viaggio su strada americano, solo la sensazione di essere bloccato tra le destinazioni e non essere del tutto sicuro di dove stai andando.
(C.P)


THE MURDER CAPITAL – GIGI’S RECOVERY 
(post-punk)

Gigi’s Recovery, nasce dallo squisito orecchio della band, influenzato dal meglio del pop degli anni ’80 e dell’indie rock degli anni 2000, per la melodia che emerge tra le righe. Un concept album involontario, questo secondo disco ha richiesto alla band due anni per scrivere e registrare, un tempo necessario per bilanciare la fretta con cui hanno pubblicato il loro debutto. Il risultato è una suite di 12 canzoni, ognuna tesa e urgente in un modo diverso, che scorre senza riempitivi e racchiusa tra l’apertura new age di “Existence” e la ballata acustica finale “Exist”.

“Sto avendo a che fare con una strana sensazione, non posso ammetterlo – sto perdendo la presa”, avverte McGovern sul pensieroso e triste paesaggio sonoro di apertura di “Existence”, prima che la torturata e stordita “Crying” lo veda chiedere “È questo il nostro modo di scappare? La nostra strada attraverso i cancelli che abbiamo costruito? È questa la nostra fine?” Da lì, l’album inizia un viaggio di introspezione, autoanalisi, scoperta e recupero, attraverso un’avventura nel suono.

Ci sono cenni a Tears from Fears, ammiccamenti a The Strokes, gomitate a Pixies e saluti a Interpol, ma soprattutto c’è la scoperta di un suono ideale, che funziona magicamente tra i quattro membri del gruppo e restituisce quella magia a l’orecchio dell’ascoltatore.
(C.P)


C+C=MAXIGROSS – COSMIC RES
(psych-art-pop)

In questa nuovo lavoro sulla lunga distanza, la band veronese si rinova decisamente e abbraccia nuove influenze, legate sia alla tradizione che alla modernità. Da un lato, infatti, è innegabile un’attitudine alla Battiato, dall’altra ci sono evidenti richiami a band come Glass Animals o Wild Beasts. A fare da collante tra queste novità, la più consueta vena psych-rock, declinata sia in elettrico che in acustico.

Tutti questi elementi vengono alternati e mescolati sapientemente, con gusto e ispirazione, per un disco sempre coinvolgente, capace di catturare l’attenzione sin dal primo ascolto e con la sensazione che possa nascondere risvolti sempre nuovi a ogni successivo passaggio. Ci sono anche soluzioni finora inedite dal punto di vista delle armonie, soprattutto quelle vocali, e in definitiva i C+C=Maxigross dimostrano di essere ancora più che mai vogliosi di fare dell’attenta ricerca musicale che però abbia anche lo scopo di divertirsi e far parte del proprio tempo ma a modo proprio e non conformandosi a un qualche standard.
(S.B)


MANESKIN – RUSH!
(rock)

Inutile negarlo, da parte del sottoscritto un po’ di curiosità per questo disco c’era. Non che mi aspettassi chissà cosa, ma i singoli mi avevano fatto immaginare che, finalmente, il quartetto romano si fosse tolto molta della pretenziosità che li aveva finora contraddistinti. Infatti, i Maneskin si erano sempre posti come una band, in un certo senso, dal sound e dalla vocalità graffianti e abrasivi e dall’attitudine trasgressiva, per ciò che questa brutta parola possa davvero significare dal punto di vista artistico.

L’ascolto dell’album, oltre ad aver rappresentato una sofferenza, conferma questa aspettativa, nel senso che ora la band si è trasformata in un progetto di innocuo rock generalista da supermercato, che ha messo da parte ogni spigolosità, vera o presunta, per non dare fastidio a nessuno. Il problema fondamentale dei quattro, però, rimane l’assoluta incapacità in fatto di songwriting, per cui, davvero, se si ascoltano queste canzoni mettendoci un minimo di attenzione, esse risultano una vera e propria rappresentazione del concetto di cringe.

L’unica buona notizia è che, se siete in auto con mogli, figli o comunque gente che vuole ascoltare i network radiofonici commerciali e capita una canzone dei Maneskin, dovreste provare un po’ meno fastidio rispetto a quanto successo finora, proprio perché basta distrarsi e almeno il suono è sì innocuo, ma non irritante. Per il resto, meglio continuare a stare alla larga da questo progetto falso come se non più dei soldi del Monopoli.
(S.B)


DAVE ROWNTREE – RADIO SONGS 
(brit-pop)

Dave Rowntree potrebbe essere meglio conosciuto come il batterista di Blur, ma negli ultimi anni ha anche lavorato su una serie di colonne sonore per film e televisione. Data l’ampiezza musicale di Blur e i progetti associati ai suoi compagni di band, non sorprende che il disco prenda da molti stili. Ci sono elementi di trip hop, pop, lo fi e persino classico. Musicalmente è veramente un godibile lavoro, lascia a desiderare – a tratti – il comparto vocale che spesso risulta vulnerabile. Le undici tracce sono comunque eccitanti, sperimentali e rilassate, e possiamo solo sperare che questo non sia l’ultimo lavoro da solista da lui. Bravo.
(G.A)


JOHN CALE – MERCY 
(art-rock)

John Cale, non ha bisogno di alcuna presentazione. Di lui affascina sempre più quel vivere nell’ombra creando arte. Quelle ombre capaci di prendere forma diventando pregevole materia come in quest’ultimo lavoro intitolato Marcy.  

L’album è girato con il dolore e l’euforia dell’esistenza umana, con tracce che scavano nelle proprietà primordiali degli inferi.  La linea di Cale è chiara: fareare musica, non per le masse affamate di intrattenimento, ma per coloro che hanno orecchie per ascoltare la sua storia sincera. Musicalmente poi, è un disco che ha da tanto da insegnare alle nuove generazioni. Cale arruola inoltre collaboratori degni di nota provenienti da diverse estrazioni: Weyes Blood, Animal Collective e Fat White Family. Quale 80 enne è così appetibile anche per questi illustri ospiti?
(G.A)


LADYTRON – TIME’S ARROW
(electro-pop, synth pop)

I Ladytron mancavano dalle scene musicali da ben quattro anni ma questo riposo sembra aver giovato alla band che rilascia oggi un energico quanto complesso settimo lavoro in studio. Time’s Arrow si apre con una pioggia di sensuali e ricchi synth, City of Angels, che ci introducono in un paesaggio sonoro limpido e sognante. Il disco è un’apoteosi di colori che rilasciano bagliori accecanti anche nei momenti più bui. Il blu scurissimo dei bassi di Sargasso Sea e le chitarre cupe di California trovano sempre una via verso la luce. I Ladytron stanno vivendo una nuova fase di rinascita, tratteggiando traiettorie sonore complesse e governando i synth con estrema maestria. Dopo ventiquattro anni restano ancora una delle migliori band nel loro genere.
(C.L)


WE ARE SCIENTIST – LOBES
(electro pop, indie rock) 

We Are Scientist ritornano con Lobes, divertente quanto interessante controparte del loro precedente lavoro Huffy (2021). Sin dal primo ascolto è chiaro che la band gode di ottima salute, i brani sono energetici e carichi di freschezza, Parachutes. L’ottimo synth pop del disco è arricchito da texture funky, Settled Accounts, che già al primo ascolto riescono ad agganciare l’ascoltatore. Senza dubbio i We Are Scientist stanno vivendo un picco creativo, come il precedente anche questo lavoro è stato autoprodotto e la maggiore libertà di movimento ha permesso alla band di creare un lavoro godibilissimo, ottimo per illuminare il grigiore invernale.
(C.L)

 


GUIDED BY VOICES – LA LA LAND 
(indie-rock)

Trentasette e non sentirli, non sono gli anni ma gli album di questa seminale band. Dopo aver sfornato ben due dischi nel 2022 il gruppo ha messo a segno un nuovo disco. La La Land spiega il motivo per cui i Guided by Voices riescono a mantenere il loro culto decennale. Non solo l’output della band rimane inesauribile e anarchico come sempre, ma questo disco è tra i migliori degli ultimi anni.
(G.A)


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