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Le migliori uscite discografiche della settimana| 2 luglio

Primo numero di uscite discografiche di luglio con in cima alle nostre preferenze il lavoro firmato a quattro mani da Jehnny Beth delle Savages e l’iconico Bobby Gillespie. A seguire vi suggeriamo di prestare grande attenzione a Laura Mvula, ai The Go! Team ed infine al ritorno dei Desperate Journalist.

a cura di Giovanni Aragona e Chiara Luzi



BOBBIE GILLESPIE, JEHNNY BETH – UTOPIAN ASHES
(country rock, blues)

Possono coesistere due personalità così differenti come Bobby Gillespie e Jehnny Beth? Da una parte abbiamo il frontman dei Primal Scream, e autentico statista indie dal retrogusto psych rock e dalla dance alternativa, dall’altro abbiamo la grintosissima Beth, guida carismatica delle Savages e solista sperimentale ai sapori esoterici. Vi diciamo subito che la combo non solo ci è piaciuta, ma possiamo darvi per assodato il fatto che questo lavoro funziona alla grande. I due artisti, comportati dai loro rispettivi (e fedeli) collaboratori, si trovano totalmente in un perfetto parallelismo in un disco che, pur non annoverando in scaletta una vera hit, sorprende positivamente. Gillespie è la voce solista per gran parte dell’album, i suoi ululati rauchi e incrinati implicano storie non raccontate di dolore e conflitto. Ma la vera sorpresa è Beth, che scambia il suo temibile personaggio punk con un livello mai visto di tenero melodismo. Gillespie e Beth evocano un inebriante mix di soul tra un country acido ed un melanconico blues d’altri tempi raccontando sconfitte e dolori in maniera aspra e autentica. Un album per sottili palati che consigliamo in pieno.
(G.A)


THE GO! TEAM – GET UP SEQUENCES PART ONE
(electro pop, indie rock, funk)

Fin dal loro esordio nei primi anni duemila i The Go! Team si sono contraddistinti grazie al loro particolare sound ‘indie intriso di gioia’. Ogni loro disco è l’equivalente di una pillola altamente energetica che costringe chiunque a muovere ogni singola parte del corpo. Il loro sesto album, Get Up Sequences Part One, non si sottrae a questo modello ben congegnato. Sin dalla prima traccia ritroviamo quel sound familiare e radioso composto da una miscela di indie rock, elettronica, funk. Sono ovviamente presenti i back vocals che puntellano ogni loro disco, i fiati e la batteria sempre prorompenti. Il flow della rapper Ninja è il punto focale di tutto e la band non perde mai un colpo. Pur rimanendo identici a loro stessi gli artisti inglesi regalano un disco piacevole da ascoltare, rassicurante ma per nulla banale.
(C.L)


LAURA MVULA – PINK NOISE
(synth pop, pop)

A distanza di cinque anni dal suo secondo album in studio, The Dreaming Room, torna in scena oggi Laura Mvula. In questi anni l’artista inglese ha cambiato casa discografica, è passata all’Atlantic dopo essere stata scaricata malamente dalla RCA, portando avanti un nuovo percorso di ricerca artistica. Mvula ha scavalcato le sue barriere, ha avviato un processo che l’ha portata a comporre con estrema libertà, abbracciando a piene mani l’universo glitterato degli anni’80. Pink Noise è un album che si scosta dai primi due lavori più intensi ed eleganti, figli di un’estetica incantata e retrò. L’artista inglese non rinnega questo bagaglio, le strutture vocali articolate e sognanti sono ancora presenti ma immerse in un mare di synth e ritmi anni ottanta che illuminano il tutto con luci al neon rosa. Ci sono molti brani interessanti tra cui What Matters dove troviamo Simon Neil dei Biffy Clyro e l’omonima Pink Noise. L’attenzione cade inevitabilmente su Got Me che racchiude palesemente la magnifica aura di The Way You Make Me Feel di Michael Jackson, ma nel suo omaggio al mito di MJ viene fagocitata inesorabilmente nell’anticamera del plagio. Questo non è il solito album che si colloca nell’anonima scia di revival, è un buon lavoro con una identità precisa, ben radicata nel talento e nell’esperienza della Mvula.
(C.L)


DESPERATE JOURNALIST – MAXIMUM SORROW! 
(post punk revival, gothic rock)

Il quarto album dei Desperate Journalist è stato pensato e partorito con uno scopo preciso: creare qualcosa di diverso rispetto al passato. Il quartetto londinese ha più o meno raggiunto questo obiettivo con Maximum Sorrow!, che porta le sue influenze della cultura pop e del revival post punk ’80 in 47 minuti. Il lavoro vive di dinamiche abbastanza regolari e, pur senza nessuno slancio e nessuna canzone realmente memorabile, si lascia ascoltare senza grandi pretese. Un lavoro che vive di ambientazioni gotiche sostenute da chitarre shoegaze alla Siouxsie And The Banshees (vero tributo alla band è Armageddon ad inizio disco). Tanto riverbero e synth pulsanti spalmati per undici buone canzoni sorrette da bei testi. Un buon lavoro che merita sicuramente un deciso ascolto.
(G.A)


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