18/07/2024
Uscite discografiche della settimana con gli album di Weyes Blood, Richard Dawson, Royksopp, il finalmente fisico disco di Panda Bear e Sonic Boom e la colonna sonora firmata dalla coppia Trent Reznor/Atticus Ross. 

Uscite discografiche della settimana con gli album di Weyes Blood, Richard Dawson, Royksopp, il finalmente fisico disco di Panda Bear e Sonic Boom e la colonna sonora firmata dalla coppia Trent Reznor/Atticus Ross. 

a cura di Giovanni Aragona, Patrizia Cantelmo, Chiara Luzi e Cristina Previte

15:19:42  – 18/11/2022



WEYES BLOOD – AND IN THE DARKNESS HEARTS AGLOW
(songwriting)

L’avevamo lasciata nel 2019 con il suo album più bello, Titanic Rising, a girare incessantemente sul nostro personale piatto del meglio dell’anno; Natalie Mering aveva allora disvelato tutto il suo splendore in perfetta armonia fra gusto retro al sapore di cantautorato seventies e sound più contemporaneo fatto di arrangiamenti stratificati con la giusta dose di elettronica, rumorismo e archi. In mezzo, tre anni fra i più oscuri e pregni di solitudine che l’umanità abbia affrontato, anni di cui questo suo nuovo lavoro si nutre e prende le mosse- ricordandoci quanto nel buio possa risplendere il calore dei nostri sentimenti, della vicinanza reale fra esseri umani.

Un disco che è la naturale prosecuzione del precedente, iscrivendosi nello stesso solco per sonorità e temi, ma che mantiene vivo tutto il fascino che ci aveva investiti allora, aggiungendo la consapevolezza di essere di fronte a un altro ottimo capitolo di un’artista fra le più interessanti del periodo.
(P.C)


RICHARD DAWSON – THE RUBY CHORD
(progressive folk, sperimentale)

Ha una gamba robotica e porta con sé letteralmente tutto il suo mondo l’eremita di un immaginario, ma non troppo, futuro post apocalittico che campeggia sulla copertina di The Ruby Chord, l’ultimo lavoro di Richard Dawson.L’eremita del futuro ci introduce a questo lavoro che si apre con una traccia lunghissima, intitolata appunto The Hermit, che si snoda per ben quaranta minuti. Viaggiando in maniera fluida su sonorità morbide, nonostante durante il lungo percorso ci siano diversi cambi di direzione, il brano scava molto a fondo nell’animo.

Soprattutto nella seconda parte, The Hermit riesce a far breccia nel muro della malinconia grazie alla combinazione letale di ipnotici violini, arpa e cori. L’album, concepito come chiusura della trilogia iniziata nel 2017 con Peasant, proseguita nel 2019 con 2020,racconta di un immaginifico futuro, in cui la società ha subito enormi cambiamenti a cui il nostro eremita non riesce sempre ad adattarsi. Ecco quindi che si fa impellente la necessità di un ritorno ad abbracciare la natura, e Dawson lo fa tracciando delicate texture folk/avant-gard capaci di descrivere la complessità di questo nuovo mondo. Non è semplice approcciarsi ad un tale lavoro, ma già ad un secondo ascolto The Ruby Chord riesce a farsi apprezzare.
(C.L)


RÖYKSOPP – PROFUND MYSTERIES III 
(Downtempo, Electropop,elettronica)

Eravamo tutti estremamente curiosi di questo ritorno dei Röyksopp, e il duo conclude oggi la trilogia di Profound Mysteries – iniziata ad aprile – con alcune delle canzoni più ambiziose realizzate dal duo fino ad oggi. Tutte e tre gli episodi di questo progetto hanno tentano – con tanti alti e bassi – di sposare l’elettronica rilassata del duo elettronico norvegese con un songwriting melodico accessibile a tutti con arrangiamenti elaborati ma spesso troppo melodici.

Il canovaccio sonoro di Profound Mysteries III è quasi identico ai suoi due predecessori, ma ci sono alcune sottili differenze che rendono questa versione la più introspettiva del trittico. Rispetto al passato i Röyksopp hanno sperimentato le lunghezze delle canzoni con molteplici progressioni melodici intervallate da delicate voci, il risultato è balbettante e i tempi d’oro sembrano essere un lontanissimo ricordo.
(G.A)


PANDA BEAR / SONIC BOOM – RESET 
(psych pop)

Peter Kember ha mixato e masterizzato l’album Tomboy di Noah Lennox del 2011 e ha coprodotto Panda Bear Meets The Grim Reaper del 2015, e sei anni fa Kember si è trasferito in Portogallo (dove Lennox ha sede da un po’ di tempo) in modo che la coppia potesse lavorare di più insieme.

Questo processo ha portato all’album collaborativo Reset, che è stato ispirato dalla collezione di dischi di Kember degli anni ’50 e ’60. Il disco è già disponibile dal 12 agosto in digitale ed oggi diventa disponibile su supporti fisici per Domino Records. 

Se il rock deve rinnovarsi, questo potrebbe un buon manuale su come potrebbe evolversi. Reset mette in campo due pezzi da novanta per un lavoro in cui sin dalla prima nota si respira una piacevolissima atmosfera psichedelica. Ventidue brani, con alcune canzoni colme di un’estetica pop da far invidia ai migliori dischi ’80, e altre tracce pienamente allacciate tra loro con delle notevolissime transizioni tra di loro. Reset è il Pet Sounds dei Beach Boys dei giorni nostri, pieno di idee, di innovazioni e di coraggio. Tra i migliori dischi della settimana.
(G.A)


TRENT REZNOR & ATTICUS ROSS – BONES AND ALL
(Alternative dance, ambient)

I membri della band dei Nine Inch Nails composta dai vincitori dell’Oscar Trent Reznor e Atticus Ross (The Social Network, Watchmen, Soul, Mank, Gone Girl, The Girl with the Dragon Tattoo), fanno parte di un’ondata di musicisti affermati che si sono tuffati nel mondo della composizione cinematografica.

Il duo infatti ritorna al lavoro sulla colonna sonora “Bones & All”, il primo film di Luca Guadagnino ambientato negli Stati Uniti e tratto dal romanzo horror di formazione “Bones & All”.

L’album contiene anche la canzone originale (You Made It Feel Like) Home scritta da Reznor & Ross ed eseguita da loro stessi e da Mariqueen Maandig Reznor. La verità è che Bones and All è un album che vive di attimi, e per questo si costruisce in maniera più solida intorno all’esperienza sensoriale. Da questo punto di vista, la colonna sonora è al servizio della costruzione ambientale. Il paesaggio acustico originale creato da Trent Reznor e Atticus Ross lavora in combinazione con la fotografia di Arseni Khachaturan, descrivendo il paesaggio – stato d’animo del Midwest in maniera discreta e intima attraverso suoni molto semplici, in cui spesso si sente l’eco della musica folk.
(C.P)


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