15/06/2024
In questa settimana di metà aprile vi suggeriamo l'ascolto dell'ultimo lavoro firmato London Grammar, dell'ennesimo buon disco dei norvegesi Motorpsycho e dell'accattivante Layten Kramer (potenziale album della settimana). A seguire due dischi italiani: Carlo Pinchetti e Old Fashioned Lover Boy. Infine, per gli amanti dell'hip-hop, ecco Conway The Machine.

In questa settimana di metà aprile vi suggeriamo l’ascolto dell’ultimo lavoro firmato London Grammar, dell’ennesimo buon disco dei norvegesi Motorpsycho e dell’accattivante Layten Kramer (potenziale album della settimana). A seguire due dischi italiani: Carlo Pinchetti e Old Fashioned Lover Boy. Infine, per gli amanti dell’hip-hop, ecco Conway The Machine.

15:20:26  – 16/04/2021

a cura di Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta e Chiara Luzi



LONDON GRAMMAR – CALIFORNIAN SOIL
(electro – pop)

I London Grammar sono una di quelle band capaci di produrre eteree suggestioni. La loro eleganza trova la massima espressione nella voce di Hanna Reid, che ha veramente molto in comune con quella di Florence Welch. Nel loro nuovo lavoro, Californian Soil, il discorso non cambia molto. La struttura del disco trova beneficio dalla presenza dell’orchestra che aggiunge a questo lavoro una incredibile atmosfera cinematografica. I brani sono un’indagine della femminilità. Trova spazio il racconto personale di come la Reid abbia ripreso in mano la sua vita dopo essere stata quasi in procinto di lasciare l’industria musicale. Il disco è, come già detto, cucito in primis sulla sua voce e impregnato da sonorità riverberate. Nonostante alcuni brani interessanti questo lavoro risulta essere piatto, è in linea con la discografia e lo stile dei London Grammar ma rimane semplicemente un ascolto gradevole che non lascia grandi scossoni emotivi.
(C.L)


MOTORPSYCHO – KINGDOM OF OBLIVION 
(psych rock, noise rock, alternative-rock)

Se la memoria non ci inganna, questo nuovo album dei seminali Motorpsycho, dovrebbe sfiorare il numero trenta in una discografia chilometrica iniziata – neanche a farlo apposta –  trent’anni fa esatti con il fragoroso Lobotomizer. Il disco si spalma in più di 1 ora di musica lisergica e corposa tra, le solite accurate trame hard rock e potenti fluidi di chitarre granitiche (The Waning), e le classiche ballate nevrotiche, vero marchio di fabbrica del gruppo. In sostanza, questo lavoro è discreto e si lascia ascoltare senza grandi compromessi. Il risultato complessivo è un disco abbastanza fruibile alle nuove generazioni rock, pur mantenendo bene quella giusta quantità di tecnica e granitica follia, tanto cara ai cultori dei Motorpsycho.
(G.A)


CARLO PINCHETTI – UNA MERAVIGLIOSA BUGIA
(songwriting)

Carlo Pinchetti è stato il batterista dei Daisy Chains e il co-frontman dei Finistere, e attualmente è il leader dei Lowinsky. Qui decide di andare da solo, con la presenza di alcuni ospiti, tra cui spicca sua moglie Linda Gandolfi con delle ottime seconde voci, e propone canzoni morbide, personali e introspettive, come dev’essere per un lavoro solista. Il disco è molto riuscito: Pinchetti rimane fedele alle proprie influenze di sempre, legate al cantautorato indie di scuola statunitense tra anni Novanta e inizio Duemila, aggiungendo una delicatezza che, invece, rimanda più alla Gran Bretagna, e in particolare a Neil Halstead.

Il suono è, allo stesso tempo, rustico e ben curato, le melodie risultano sempre ben centrate e tutte le canzoni si sviluppano con un’ottima scorrevolezza. Le armonie, sia strumentali che vocali, sono molto suggestive e rappresentano l’ambientazione ideale per testi intensi e coinvolgenti. Un perfetto esempio, in definitiva, di come si possa proporre musica d’impatto grazie all’attenzione ai dettagli, nonostante, formalmente, manchino potenza e pulizia sonora.
(S.B)


OLD FASHIONED LOVER BOY – YACHT SOUL – EP
(nu-soul)

Alessandro Panzeri, dopo essersi proposto con questo moniker in chiave modern folk tramite l’esordio del 2015, ha intrapreso un percorso per svecchiare progressivamente il proprio suono e adattarlo alle rielaborazioni soul contemporanee che tanto piacciono in ambito sia mainstream che indie. Detta così, potrebbe sembrare una scelta utilitaristica e operata a tavolino, ma basta ascoltare i due dischi successivo, quello del 2016 e, soprattutto, quello del 2019, per capire che l’esigenza artistica di Panzeri è più che mai autentica e supportata da un talento che, in questa veste, viene valorizzato al meglio.

L’EP che esce ora suona come la perfetta quadratura di tutto il cerchio, perché tutti gli elementi stilistici del progetto godono della propria massima espressione e il loro insieme risulta semplicemente perfetto. Calore, raffinatezza, intensità emotiva, efficacia nelle aperture melodiche, forza espressiva: sono tutte cose che sono sempre state presenti nel repertorio dell’artista napoletano, ma che qui è possibile godere a un livello che è difficile immaginare più alto. Viene da chiedersi se adesso OFLB se la sentirà di proseguire nell’esplorazione, o se, conscio di essere arrivato così in alto, proverà a mischiare le carte in modo diverso. Fatto sta che adesso queste cinque gemme sono qui a disposizione di tutti, ed è il caso di godersele in pieno.
(S.B)


CONWAY THE MACHINE – LA MAQUINA
(hip hop)

Dopo aver pubblicato lo scorso febbraio If It Bleeds It Can Be Killed torna Conway The Machine. Il rapper di Buffalo rilascia oggi La Maquina, nuovo lavoro targato Griselda Records, etichetta che sta pubblicando moltissimo materiale di pregevole qualità. Ovviamente il rischio di soccombere all’equazione per cui quantità significa musica dozzinale è alto, ma Griselda riesce a garantire uno standard qualitativo abbastanza alto. Conway è un ottimo paroliere, i suoi lavori sono sempre molto personali e anche int questo disco il sound è molto curato grazie anche alla presenza fra glia altri The Alchemist, Deringer e Don Cannon alla produzione. La seconda parte del disco è molto interessante, ottimo il morbidissimo brano 200 Pies in cui troviamo 2Chainz. Atmosfere più cupe pervadono Scatter Brain in cui troviamo JID e Ludacris in gran spolvero.
(C.L)


LAYTEN KRAMER – DEAR APATHY
(jangle pop, psych rock, indie pop)

Segnatevi questo nome: Layten Kramer ha talento da vendere. Il musicista propone il suo nuovo disco pensato e concepito  tra il 2018 e il 2020. Il lavoro è stato prodotto da Colin Stewart (Dan Mangan, the New Pornographers) e presenta le apparizioni di Kathryn Calder (che dirige la Oscar St. Records), Jen Severtson di Peach Pyramid. Trentuno piacevolissimi minuti che si muovono (bene) in ambientazioni garage tra lo scanzonato jangle pop e il ricordo vintage americano proveniente da disordinate camerette di piccole abitazioni addobbate con carta da parati colorata da garage pop classico. Consigliatissimo.
(G.A)


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