Le migliori uscite discografiche della settimana| 14 aprile 2023

In questa settimana di uscite discografiche della settimana abbiamo ascoltato gli album di Feist, The Tallest Man on Earth, Temples, Dinner Party, Baustelle, Kid Koala, Fenne Lily e l’EP di Angel Olsen. 

a cura di Giovanni Aragona, Chiara Luzi e Cristina Previte

09:51:43  –  14/04/2023



ANGEL OLSEN – FOREVER MEANS 
(art pop, folk-rock, indie pop)

Forever Means di Angel Olsen è il lavoro nascosto estratto dall’ultimo album dell’artista intitolato Big Time. In realtà questo lavoro è più affine con boygenius (2018), l’EP di debutto del supergruppo che coinvolge Phoebe Bridgers, Lucy Dacus e Julien Baker, colleghe della Olsen. Forever Means è un lavoro immerso nella quiete, capace però di costruire una tensione incrollabile capace di irrompere in qualcosa di enorme. Ascoltando questi sedici minuti la nostra mente ha viaggiato e ha partorito questa immagine: Forever Means sarebbe stato il territorio perfetto per Mark Lanegan.
(Giovanni Aragona)


TEMPLES – EXOTICO 
(Neo-Psychedelia, Psychedelic Pop, Psychedelic Rock )

James Bagshaw aveva dichiarato: “Questo disco è essenzialmente qualcosa che abbiamo fatto per noi stessi, per trovare gioia nel momento in cui lo stavamo facendo”. Lo si sente e lo si avverte, aggiungiamo noi. 

Lunga vita ai Temples! capaci ancora una volta di saper stupire con un lavoro per nulla banale e pieno di spunti. Riuscireste a realizzare un disco psych rock nascondendo, quasi del tutto, le chitarre? questo Exotico vi svela come. Un lavoro che si muove in una piacevole bolla onirica capace di raccogliere sedici tracce fresche e brillanti. Exotico è la tavolozza sonora più ampia ed eclettica nel panorama neo-psichedelico contemporaneo. La band, non solo miscela alla perfezione il krautrock, la psichedelia e l’indie-pop, ma fornisce intuizioni e spunti, in abbondanza. Un lavoro perfetto.
(Giovanni Aragona)


KID KOALA – CREATURES OF THE LATE AFTERNOON 
(ambient, ambient-pop)

Quanto ci è piaciuto questo nuovo lavoro targato Kid Koala! Un disco iper futuristico pensato come colonna sonora di un cervellotico gioco da tavolo. Un lavoro di fino registrato suonando numerose parti strumentali, e costruendo le canzoni usando i giradischi. Alla lunga, questo disco raggiunge picchi di qualità altissimi proponendo, nel bel mezzo del disco, un suono vintage pesantissimo confezionato su chitarre garage rock degli anni ’60. Intrigantissimo.
(Giovanni Aragona)


FEIST – MULTITUDES
(indie-rock, alternative rock)

Il ritorno in scena di Feist è annunciato da percussioni e cori, In Lightning, degni della migliore versione di Tune-Yards. Sin dalla opener Leslie Feist mostra tutte le carte con cui ha intenzione di giocare questa nuova partita, mette in chiaro che Multitudes è un’opera che sorprenderà l’ascoltatore. Con il sesto lavoro in studio, la cantautrice canadese fa sua la frase di Whitman ’Sono vasto, contengo moltitudini’, consegnandoci un disco in cui libera ogni piega nascosta del suo essere.

Scritto in un lasso di tempo definito da due avvenimenti personali enormi, la nascita di sua figlia e la morte di suo padre, Multitudes traccia un sentiero che segue la via del caratteristico indie – folk di Feist ma arricchito da una ricerca sonora che lo rende imprevedibile. L’artista sembra letteralmente espandersi, I Took All My Rings Off, muovendosi fra la sontuosità, Borrow Trouble, e la semplicità di melodie dolcissime, Of Womankind, in cui la voce si trasforma in un pattern capace di cullare chi ascolta. Leslie Feist ci consegna un disco in cui libera ogni piega nascosta del suo essere, mostrandosi per l’artista sofisticata e complessa che è oggi. Multitudes è in assoluto il lavoro più ricco, caldo e complesso che la musicista canadese ha realizzato fino ad ora.
(Chiara Luzi)


FENNE LILY – BIG PICTURE
(inde-folk, songwriting)

Percorrendo a ritroso le radici di Big Picture, il terzo lavoro in studio di Fenn Lily, ci troviamo temporalmente catapultati a tre anni fa, nel mezzo della pandemia. L’isolamento scandiva le giornate e per un bel po’ è stato l’ago della bilancia di relazioni sentimentali. Alcune sono cadute inesorabilmente, altre sono sopravvissute ma riportando ferite di guerra causate dai nuovi assetti. Fenn Lily oggi è in grado di raccontare con uno sguardo lucido cosa è sopravvissuto e cosa si è disintegrato in quel preciso lasso temporale. Lo fa con un disco che finalmente cattura il suo stile personale.

Big Picture infatti rivela la natura più autentica di Lily, se nei primi dischi le influenze di personalità giganti, come Joni Mitchell, aleggiavano libere, ora la cantautrice inglese dimostra di averle digerite e trasformate in un linguaggio sonoro che appartiene soltanto a lei. La delicata e vellutata voce di Lily è un balsamo che scivola senza intoppi su melodie fatte di chitarre leggere, Superglued, è il medium perfetto per raccontare un tortuoso processo di guarigione sentimentale. Questo album ci mostra un’artista in piena maturazione, capace di scavare senza paura fra le incertezze per uscirne con un delizioso viaggio sonoro.
(Chiara Luzi)


DINNER PARTY – ENIGMATIC SOCIETY 
(soul, R&B)

Enigmatic Society è il seguito del loro EP nominato ai Grammy del 2022 Dinner Party: Dessert realizzato da Terrace Martin, Robert Glasper, 9th Wonder e Kamasi Washington.  L’album fonde la strumentazione jazz con melodie R&B soul sulla classica produzione hip-hop, ridefinendo al contempo ciò che ci si aspetta dalla musica popolare. Le caratteristiche di tutto il progetto includono inoltre un concentrato perfetto di funk, neo-soul e della fusione rap. Se stai cercando atmosfere rilassanti dopo una settimana impegnativa, questo è l’album perfetto.
(Giovanni Aragona)


THE TALLEST MAN ON EARTH – HENRY ST.
(Indie folk) 

Con il suo ultimo album, “Henry St.”, il cantautore “The Tallest Man on Earth”, offre un altro set sincero. 11 canzoni, impiega alcuni dei suoi approcci di produzione sontuosi mentre esplora l’effimero della vita, la natura redentrice dell’amore e l’angoscia che inevitabilmente accompagna l’autodeterminazione.

Nel brano di apertura “Bless You”, la voce di Matsson è incorniciata da rulli di chitarra acustica, una parte di pianoforte ambient e ritmi risonanti. Le immagini drammatiche evidenziano le sue inclinazioni poetiche.  Mentre il progetto nel suo insieme beneficia della diversa strumentazione e degli arrangiamenti precisi di “Henry St.”, diversi brani non riescono a coinvolgere melodicamente l’ascoltatore. La “Major League”, idem l’estiva “In Your Garden Still”, con le sue atmosfere sognanti non riesce comunque a tradurre il suo senso di desiderio in una melodia sufficientemente seducente. 

Detto questo, il taglio lunatico del titolo mette in luce Matsson che si avventura nel territorio del jazz club, la sua parte di pianoforte minimalista e la voce nostalgica, producono uno dei brani più importanti “Henry St.”. Inoltre, la canzone illustra la sua capacità di esprimere in modo sintetico nozioni complesse. “Foothills” è una conclusione appropriata, che parla delle circonvoluzioni dell’eredità, di come entrambi lasciamo il segno e siamo oblio dal passare del tempo.

Mentre l’ultimo set di Matsson occasionalmente perde trazione, include sicuramente i suoi momenti memorabili, la maggior parte dei quali ribadisce il tono confessionale e lo stile vocale più ruvido del suo lavoro precedente. Inoltre, in “Henry St.”, Matsson articola alcune delle intuizioni più faticose della sua carriera, commentando in modo eloquente i temi perenni dell’umanità.
(Cristina Previte)


BAUSTELLE – ELVIS 
(alternative rock, pop rock)

L’iconica band pubblica “Elvis”, un nuovo album che affonda le radici nel blues e nel soul americano. La narrazione del mondo caotico è schietta e le sonorità nuove, vuoi per i nomi giovani, vuoi per la sete dei “Baustelle” di ritrovare quel minimalismo perduto attraverso canzoni nate dalla scrittura collettiva e da jam session improvvisate con altri musicisti eccellenti che entrano in questo nuovo lavoro: Alberto Bazzoli (piano e Hammond), Lorenzo Fornabaio (chitarra elettrica e acustica), Julie Ant (batteria e percussioni) e Milo Scaglioni (basso e chitarra).

La volontà di “Elvis” è quella di fare un qualcosa di suonato, di diretto, spontaneo. Un tornare in sala prove e lasciare la creatività allo stato puro senza rivestirla e addobbarla. Una matrice rock and roll arrotondata da del buon pop colto sul quale costruire scenari sensuali e contemporanei.

Da “Andiamo al rave”, il brano che apre il disco e che prende posizione sulla cultura del divertimento, coinvolgendo anche un coro gospel, a “Contro il mondo”, che suona come l’anello di congiunzione con i dischi precedenti, a “Betabloccanti cimiteriali blues”, dove il rock’n roll esplode, fino a “Cuore”, storia di riconciliazione tardiva tra l’adulto e il sé bambino. Con “Elvis” ancora una volta Francesco Bianconi, Claudio Brasini e Rachele Bastreghi intrecciano ritratti di un’umanità rappresentata in tutti le sue sfaccettature, realizzati con la solita dose di spiazzante verità.
(Cristina Previte)



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