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Le migliori uscite discografiche della settimana – 13 marzo –

15:44:42  – 13/03/2020

Eccolo qui il nostro consueto appuntamento con le uscite settimanali. In un clima diventato surreale, anche in questo numero (per fortuna) non mancano i dischi. Buone uscite condite da tanti piacevoli ritorni. In questo numero vi raccontiamo del progetto di Dana Margolin con il suo Porridge Radio, il ritorno di Four Tet e di Yumi Zouma. Ci siamo spostati molto a nord per segnalarvi il disco di Jófríður Ákadóttir qui con il moniker di JFDR e il garage dei The Districts. A seguire il rock dei torinesi Movie Star Junkies, Porches e Peter Bjorn and John. Buone notizie anche dal mondo hip-hop con il disco di Jay Electronica. Buona lettura e #restateacasa.  

a cura di Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta, Chiara Luzi e Vincenzo Papeo


 

PORRIDGE RADIO – EVERY BAD
(Art-rock, songwriter, sadcore)

Dana Margolin è di Brighton e il suo progetto Porridge Radio ha ottenuto, nel corso degli anni scorsi, sempre più visibilità nella scena DIY britannica. A un certo punto, già nel 2015, Dana ha formato una band, con cui ha risuonato le proprie registrazioni casalinghe, ed è nato un disco, uscito nel 2016, il cui contenuto è ben rappresentato dal titolo “Rice, Pasta And Other Fillers”, ovvero un gran misto di musica molto istintiva, fuori dagli schemi e sempre robusta e sostanziosa. Da allora, l’attività live è stata incessante, c’è stata qualche uscita sporadica, e ora questo secondo album arriva sotto l’egida nientemeno che della Secretly Canadian ed è perfetto per far sì che Dana e i suoi sodali si facciano un nome presso un pubblico più ampio. 41 minuti che rappresentano al meglio tutte le conseguenze emotive date dalla sensazione di non essere nel posto giusto, con l’insoddisfazione, l’alienazione e il nervosismo che la fanno da padroni. Necessariamente meno audace e più studiato rispetto al repertorio precedente, è comunque un disco di grande impatto e perfetto per la situazione che tutti noi stiamo vivendo, costretti in casa e sentendoci forzati a stare in un posto che normalmente dovrebbe essere il nostro rifugio e che, invece, si sta trasformando in un luogo foriero di disagio e frustrazione.
(S.B)


JFDR – NEW DREAMS
(Songwriter, electro-acoustic)

Autentica tuttofare della scena islandese contemporanea, Jófríður Ákadóttir fa parte di Samaris, Pascal Pinon e Gangly, e, non contenta, ha anche questo progetto in proprio, che nel corso degli anni le sta dando molta soddisfazione. Peccato che l’ampio tour europeo a supporto di questo disco sarà probabilmente cancellato, ma intanto questa seconda prova sulla lunga distanza ha tutto per mettere il nome JFDR all’attenzione di un numero sempre più ampio di appassionati. Questi 40 minuti, infatti, contengono canzoni scritte, cantate e prodotte magistralmente: le melodie sono cristalline e impeccabili, il timbro vocale è fortemente espressivo, e gli arrangiamenti mescolano e integrano tra loro egregiamente suoni acustici ed elettronici, creando un risultato in equilibrio tra minimalismo e ambizione, con una gestione perfetta di vuoti, pieni, crescendo e diminuendo e una capacità evocativa fuori dal comune. Davvero un disco appagante ed emozionante.
(S.B)


MOVIE STAR JUNKIES – SHADOW OF A ROSE
(rock’n roll)

Era da molto che I Movie Star Junkies non si facevano sentire, e onestamente, la loro mancanza si è sentita, in una scena italiana che lascia sempre più spazio alle canzonette e sempre meno ai suini e ai sentimenti forti. Non a caso, questo ritorno esce per un’etichetta francese, e, se è vero che il lavoro è un segno degli anni che passano, la musica del quintetto di Torino riafferma la propria natura e la voglia di non scendere a compromessi. Dal primo punto di vista, se vi ricordate dei Movie Star Junkies come di un progetto dedito a una psych rock n roll violento e capace di evocare atmosfere dionisiache e orgiastiche, qui dovete aspettarvi qualcosa di molto più studiato, con i ritmi più lenti e i suoni meno taglienti. È quasi solo rock n roll, con la componente psych che c’è ma resta sullo sfondo, e con un’attitudine molto più composta. Ciò detto, non c’è nulla di commerciale o anche solo di vagamente ammiccante: la band resta orgogliosamente retrò e sfuggente dal punto di vista strettamente melodico, facendo sì che la propria proposta risulti ancora scomoda per chi non dovesse essere avvezzo a certi ascolti. In definitiva, anche ora che gli eccessi non fanno più parte del repertorio, i Movie Star Junkies continuano a dirci fieramente “prendere o lasciare”, e se finora avete preso, lo farete anche stavolta.
(S.B)


FOUR TET – SIXTEEN OCEANS
(elettronica)

Four Tet ha pubblicato il suo decimo album anticipando di una settimana l’originaria pubblicazione. Kieran Hebden aveva così dichiarato su Twitter: “Molto strano pubblicare musica in questo periodo così strano. Ma quando le cose sono intense mi rivolgo sempre alla musica. Spero che l’uscita sia utile per alcune persone”. Il disco si lascia ascoltare con estrema naturalezza e nel complesso tutto scorre senza particolari intoppi. Se ricercate qualche “novità ad effetto” rimarrete delusi, ma le caratteristiche che hanno reso Four Tet un “fenomeno” sono tutte ben distribuite in questi 54 minuti. Beat percussivi e ipnotici, IDM di ottima fattura, spruzzate di chilling music e piacevoli flussi dancefloor. Il disco che anticipa la primavera e che, si spera, possa anche anticipare la fine di quest’incubo che stiamo vivendo.
(G.A)


JAY ELECTRONICA – A WRITTEN TESTIMONY
(hip hop)

Questo venerdì 13 marzo verrà ricordato per molte ragioni fra cui l’uscita del primo, quanto mai atteso, album di Jay Electronica. Pur essendo sulla scena da ormai ben 13 anni, l’emcee/producer originario di New Orleans non aveva ancora pubblicato un disco completo. Fino ad oggi. A Written Testimony è un esordio complesso e stratificato, in cui Jay Electronica racconta la sua verità con maestria ed intensità. Importante nella realizzazione è stata anche la presenza discreta di Jay-Z. Sono presenti i featuring di Travis Scott e The Dream. L’attesa  è stata lunga ma ne è valsa la pena.
(C.L)


THE DISTRICTS – YOU KNOW I’M NOT GOING ANYWHERE
(garage rock)

La copertina del quarto album dei The Districts racchiude perfettamente il senso del loro lavoro. Galleggiare in acqua è infatti un ottimo modo per scappare dalla realtà pur rimanendoci fiduciosamente radicati. Il disco è un lavoro coeso, in cui le chitarre splendono in ogni loro declinazione, sia acustica che elettronica, trasformando così in melodia la metafora della fuga. Un gradevole ascolto per chi in questo weekend ha necessità di evadere con il cuore e lo spirito.
(C.L)


PETER BJORN AND JOHN – ENDLESS DREAM
(indie – pop)

Arrivati al nono album, i Peter Bjorn and John proseguono nella loro ricerca forsennata della canzone pop perfetta. Atmosfere jangle e molta attenzione agli elementi che rendono anticonvenzionale il loro indie-pop contaminato dalla psichedelia. Anche nei momenti più duraturi del disco (Simple Song of Sin) i brani si imprimono istantaneamente come scatti di una polaroid, per poi scavare a fondo nella coscienza, nell’intento di trovare momenti figli di una spensieratezza genuina.
(V.P)


YUMI ZOUMA – TRUTH OF CONSEQUENCES
(indie-pop)

Ci aspettavamo qualcosa in più da parte di questa musicista che stenta, purtroppo, a emergere. La qualità c’è e la si sente, ma quello che manca è “il graffio”. Manca di personalità in sostanza. Dal sophisti-pop, all’urban-pop scolastico fino all’indie -pop esageratamente zuccheroso. Tutto carino ma nulla di così eccezionalmente interessante. La nostra impressione è che la dolce Yumi debba osare di più e scrollarsi, una volta per tutte, quest’aria da musicista “della porta accanto”.
(G.A)


PORCHES – RICKY MUSIC
(synth pop)

Qualcosa ha smesso di funzionare e il talento (indiscusso) di Porches si è inceppato. Un synth pop pasticciato che non aggiunge nulla ai tre buoni precedenti album realizzati in passato. Si passa dalla dance (Madonna) al (se pur ottimo) groove sintetico di I Wanna Ride, senza un filo logico. Un disco che aggiunge pochissimo alla sua pur dignitosissima carriera.
(G.A)


 

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