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Le migliori uscite discografiche della settimana | 12 giugno

Intensa settimana di uscite discografiche. In questo numero vi raccontiamo di Norah Jones, dei Built to Spill che omaggiano Daniel Johnston, di Bibio, di due ex Fugazi diventati Coriky, della leader delle Savages, Jehnny Beth, del frontman dei Maccabees Orlando Weeks, dei GoGo Penguin e di Kate NV. Buona lettura e buon ascolto. 

a cura di Giovanni Aragona e Chiara Luzi



NORAH JONES – PICK ME UP OFF THE FLOOR
(folk rock, lounge)

Ottavo disco in carriera per Norah Jones che giunge a distanza di un solo anno dall’ultimo lavoro in studio. Diciamo subito che il disco è veramente interessante ed è il lavoro ideale per una serata lounge con gli amici. Il piano jazz e lo stile delicato e morbido sono ormai i tratti fondamentali delle sue canzoni. Un disco che che scorre benissimo in 45 minuti di pura leggerezza e spensieratezza. Abbiamo osannato – giustamente – Fiona Apple, andrebbe contestualmente rivalutata Norah Jones, sicuramente meno eccentrica e rabbiosa della collega ma più morbida e meditativa. Un ottimo disco che vi suggeriamo senza indugi.
(G.A)


BUILT TO SPILL – PLAYS THE SONG OF DANIEL JOHNSTON 
(indie-rock)

Siamo molto refrattari e scettici in merito ai dischi nostalgici che racchiudono cover, non è questo il caso. I Built To Spill, offrono un tributo sincero e spassionato all’icona indie, l’indimenticabile Daniel Johnston. Non aspettatevi nulla di così rivoluzionario, i Built To Spill si cimentano in questo lavoro con grande devozione e rispetto nei confronti di 11 capolavori. Bravi i Built to Spill a far rivivere lo spirito disincantato e innocente dell’indie-rock concepito da Johnston. Un tributo meraviglioso che bisogna necessariamente ascoltare prima del tramonto.
(G.A)


BIBIO – SLEEP ON THE WING (EP)
(electro folk)

Bibio si dimostra uno dei migliori talenti di questa generazione. Un lavoro delicato, che risulta a tratti piacevolmente cupo e inquietante, convince per la sua non regolarità testuale e sonora. Non vi è un filo conduttore ma c’è una vera idea sonora di base. Chitarre sfiorate, archi, e una voce delicatissima distribuiti in 28 minuti di pura bellezza. Produce Warp Records, una garanzia.
(G.A)


CORIKY – CORIKY
(post- punk)

Uno dei debutti più attesi di giornata è quello che vede Ian MacKaye, Joe Lally e Amy Farina tornare in posta. La nuova band si chiama Coriky e ha dato alle stampe l’esordio per la storica etichetta Dischord di proprietà di Ian MacKaye. I due storici membri dei Fugazi sono quindi accompagnati, in questa nuova avventura, da Farina già batterista della band punk rock, degli Warmers. Diciamo subito che gli echi fugaziani si avvertono eccome ma la sensazione è che il tempo abbia ormai – legittimamente – fatto il suo corso. Un bel post-punk suonato magistralmente che piacerà sicuramente ai fan della prima ora.
(G.A)


ORLANDO WEEKS – A QUICKENING
(electro pop)

Orlando Weeks dei Maccabees  pubblica il suo disco di debutto da solista. L’album è una sontuosa parabola sorretta da chiavi morbide electro pop e attacchi rapidi sorretti da un drum kit. Un disco che non dispiace e che è un buon esercizio di sano pop elettronico. Una produzione buona e un risultato finale che ricorda molto una pellicola di Wong Kar-Wai tra oscuri presagi, melanconici scenari e rapporti sentimentali in perenne conflitto.
(G.A)


JEHNNY BETH – TO LOVE IS TO LIVE
(alt rock)

Senza troppi giri di parole possiamo affermare che l’esordio solista di Jehnny Beth, frontwoman delle Savages, è senza dubbio potente e rimarchevole. To Love is To Live è un album complesso, cupo, in cui momenti sospesi si avvicendano a vere e proprie esplosioni sonore. Il disco nasce dall’incontro dell’anima punk rock della Beth con l’elettronica – la produzione è di Atticus Ross, Flood e Johnny Hostile – che legano assieme il lungo flusso di coscienza e introspezione che ne costituisce la parte lirica. Ospiti del disco sono Joe Talbot, e l’attore Cillian Murphy (Peaky Blinders).
(C.L)


GoGo PENGUIN – GO GO PENGUIN
(experimental jazz)

Il suono dei Go Go Penguin ha una sua personalissima impronta in cui il jazz abbraccia meravigliosamente il trip hop. Questa impronta è forte e definita in tutti gli album del trio di Manchester e non fa eccezione questo loro quinto album dal titolo eponimo. C’è però una discrepanza in questo disco. Per quanto l’esecuzione sia eccellente e il ritmo non manchi, i pezzi sono forse intrappolati in uno schema ripetitivo che alla lunga rende il disco un po’ piatto. Forse un pizzico di audacia in più avrebbe reso questo lavoro più interessante.
(C.L)


KATE NV – ROOM FOR THE MOON 
(dance 
elettronica)

In questo terzo disco solista Kate Nv ci invita ad entrare nella stanza, piena di pace, luce e solitudine, in cui custodisce la sua luna. Questo mix perfetto ha permesso alla musicista Russa di esplorare sentieri sperimentali che conducono a sonorità complesse. Il disco è un letterale incontro fra culture in cui la forte influenza della musica Russa e Giapponese degli anni ’70/’80 viene codificata in maniera fluida da Kate. Cantando in Russo, Francese e Inglese l’artista suggella ulteriormente questo interessante incontro culturale che rende questo LP indubbiamente originale.
(C.L)


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