14/06/2024
Orlando Weeks è l’ex frontman dei The Maccabees e ieri ha pubblicato il suo disco d'esordio solista. Noi di Infinite Jest lo abbiamo intervistato.

Orlando Weeks è l’ex frontman dei The Maccabees, preziosa band art-rock che ha pubblicato quattro dischi, scioltasi due anni fa probabilmente dopo l’uscita loro disco migliore. Ieri il cantante ha pubblicato il suo primo disco solista, intitolato A Quickening che abbiamo avuto modo di ascoltare in anteprima. E’ un disco personale, gentile e a tratti inafferrabile. Un lavoro molto lontano da quanto fatto con la sua vecchia band che richiede tempo ed attenzione per essere assimilato. Ne abbiamo parlato con il musicista.

10:44:13  – 13/06/2020



Ben trovato Orlando, è un piacere poterti intervistare. Personalmente ho seguito la tua band sin dagli esordi e il tuo lavoro solista ha generato interesse che merita approfondimento. Innanzitutto partirei dall’argomento più attuale del momento, la convivenza con questa terribile minaccia chiamata corona virus. Come la stai vivendo da musicista? Magari questa nuova condizione ti ha ispirato per comporre nuova musica oppure, come alcuni tuoi colleghi, hai approfittato per provare delle cover. O invece ne avrai approfittato per provare al meglio lo spettacolo per un prossimo tour.

Ciao ! Sono grato in questo momento di avere le distrazioni nel promuovere la pubblicazione di questo disco, collaborando con artisti e cineasti per realizzare i video in blocco e realizzare opere d’arte. Lo dico solo perché ogni volta che ho provato a sedermi per fare musica, ho davvero lottato. Non ho ancora provato delle cover.

Ho avuto modo di ascoltare bene il tuo album di esordio “A Quickening” ed è, come mi aspettavo, un disco caldo, accogliente, spirituale. Mi ha sorpreso il lavoro sulla tua voce, che è molto dominante. Dal punto di vista strumentale il disco si apre poco a poco, invitando l’ascoltatore ad assecondare i testi. Ci racconti da quale idea di base sei partito? C’è un filo conduttore oppure consideri ogni canzone indipendente?

Grazie … Penso che ci sia un tempo e un posto per seppellire la voce nei riverberi e nei ritardi, ma non era quel momento o quel luogo. Volevo che la voce suonasse confidenziale, ma che i testi fossero chiari. Mi aiuta durante il processo di creazione di un album per accumulare lentamente le parti strumentali.

Come se fossero attori in uno spettacolo teatrale. Una volta che so chi sono i miei protagonisti, voglio trovare il modo più efficace per farli diventare parte di quel cast. Quindi in A Quickening, tromba e trombone sono sicuramente un personaggio. Il piano è un altro, il Minilogue è un altro (ed è un compagno stretto al trombone nel modo in cui comunicano) ecc. La voce è un personaggio centrale non al 100% come attore protagonista, ma ha sicuramente molte responsabilità.

La press release per descrivere il tuo disco ha citato Talk Talk, Radiohead, Bon Iver e qualcosa dei Lambchop. Sono abbastanza d’accordo, tuttavia il tuo album ha un’atmosfera che sembrerebbe quasi un soft-rock da camera, un suono che si adatta all’ambiente in cui viene suonato e che gioca bene ad incastro. Ci puoi indicare, se ci sono, delle influenze per questo lavoro? Hai ascoltato qualcosa in particolare?

Arthur Russell fa sempre parte di quel gruppo di artisti influenti. Ho adorato quel nuovo album pubblicato, in termini di adattamento dell’album a dove è suonato. Penso che sia un’osservazione interessante. Con così tante canzoni, il processo di completamento della scrittura spesso avveniva con mio figlio addormentato in grembo o nella stanza accanto. Quindi c’era una dolcezza richiesta nel modo in cui dovevo suonare il piano e cantare.

Quale sensazionie vuol trasmettere Orlando Weeks con queste canzoni? So che hai un figlio di due anni e che questo ha influenzato la scrittura. Ci sono delle corde particolari che vuoi toccare nell’ascoltatore? Pensi che ci sia uno stato d’animo particolare per godere di queste canzoni?

L’album parla dell’esperienza dell’attesa. Di mettere in discussione l’amore e l’impegno. Di essere testimone del sacrificio, della bellezza e della solidarietà. Personalmente vedo questo LP come un documento. Allo stesso modo in cui le persone tengono un album di fotografie. Questo è stato il mio tentativo di salvare e conservare alcune delle esperienze che io e il mio partner stavamo vivendo.

Essendo il tuo primo album, gli unici dischi con cui fare confronti sono i quattro pubblicati con i The Maccabees. In soli 3 dischi in 5 anni avete raggiunto una quadratura del suono che in genere richiede molto più tempo. Una evoluzione che, secondo me, con “Marks to prove it” ha raggiunto un apice formidabile. La vostra forma canzone è diventata sempre più articolata e ricca dal punto di vista strumentale, senza dimenticare le grandi melodie. Invece questo disco è minimale al confronto. Ecco, la grande differenza di registro tra quest’ultimo lavoro con la band e questo tuo esordio a cosa è da attribuire? Qui hai agito seguendo solo i tuoi gusti o sei proprio cambiato tu come persona?

Penso tu abbia ragione. Questo disco è una migliore rappresentazione dei miei gusti. Scrivere per la band e mette tutti in condizione di farci sentire. Ma anche per completare musicalmente le reciproche abilità e la musica che abbiamo fatto è stata il risultato di quella collaborazione e compromesso. Con questo album l’unico compromesso è con me stesso. I miei brevi incontri come musicista. Le mie insicurezze. Ma spero anche che con quell’indipendenza ci sia un senso di chiarezza.

Tu sei uno tra i tanti frontman di band alt rock degli anni 2000 che ha deciso di fare un disco solista. Nel tuo caso la band non c’è più e si è sciolta forse al suo meglio artistico. Mentre in altri casi queste band formalmente ci sono ancora, ma nei fatti hanno perso molto dello smalto nella produzione di nuovi dischi. Cosa pensi di questa scena che è nata in UK dal 2005 in poi? E’ stato qualcosa di passeggero o secondo te è una corrente destinata a tornare? Ritieni che troppi singoli in classifica abbiano magari nascosto il reale valore di alcuni dischi?

Oh, wow, quante domande in una sola !. In termini di persone che hanno iniziato a fare musica nello stesso periodo in cui lo hanno fatto i Maccabees. Penso che ci sia ancora della buona musica in giro. Ad esempio, ho sentito alcune delle novità di Jamie T e penso che sia super. In termini di singoli che nascondono il valore dei dischi? Chi lo sa. Le persone sono così brave a trovare quello che vogliono in questi tempi. Ma sono fermamente convinto che il meno sia il più, anche se la mia dedizione a quella convinzione vacilla di tanto in tanto. .

L’ultima domanda riguardo la grande speranza di riprendere con l’attività dal vivo. Hai già in mente come proporre questo album? Hai intenzione di rivedere gli arrangiamenti o sei, per principio, un attento esecutore degli spartiti? Quale pezzo vedi bene come prima canzone in scaletta? Avremo modo di ascoltare anche dei classici della tua vecchia band?

Sono davvero entusiasta di uscire e ricominciare a suonare. Ho fatto un tour poco prima dell’inizio del lockdown. E mi è piaciuto molto suonare queste canzoni. Avevo un brillante tastierista, un trombettista con un mondo di effetti e un batterista eccezionale. E stavamo onorando le canzoni, ma assicurandoci anche di esaltare i punti di forza di ogni musicista su quel palco. Stavamo iniziando All The Things; ma con un’introduzione sentimentale davvero estesa e libera. Stavo solo suonando questo album in quel tour e sono abbastanza sicuro che avrei suonato canzoni dei Maccabees solo con gli altri della band.

Carmine Speranza 

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