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Il circo di strada dei Doors | La storia delle copertine


Il 25 settembre 1967 usciva Strange Days dei Doors  la cui copertina è un omaggio al favoloso mondo del circo di strada.



 

STRANGE DAYS – THE DOORS

Anno: 1967
Artwork: Joel Brodsky

Sodalizio artistico

Nella sequela degli album dei Doors, uno si distingue per la copertina. Strange Days, pubblicato nel settembre del 1967, è il solo a non mettere la band al centro della busta. ‘Merito’ di Jim Morrison preso dalla paturnia di non volersi fare fotografare. Photoshop e altre mirabilie informatiche del genere, nei ‘60s non albergano nemmeno nella mente del più fatto dei fotografi, allora Joel Brodsky, incaricato di dare una veste al secondo disco della band, deve inventarsi qualcosa.

Anche se il nome non vi dice niente, Brodsky lo conoscete tutti: è colui che ha scattato l’immagine più famosa di Jim Morrison, quel mezzo busto con le spalle nude, gli occhi sgranati,  espressione tra il magnetico e l’imbronciato. 

L’ipirazione Felliniana

Sulla spinta emotiva di La Strada di Federico Fellini, film premio Oscar, al fotografo balza in mente di ricreare un fotogramma di vita da artisti di strada, e l’idea piace al gruppo. Qualcosa Brodsky trova: sono i due  acrobati tra il trombettista sullo sfondo e il giocoliere con il viso ricoperto di biacca che lancia in aria le tre palle. Ma per venire a capo dell’intera scena dovrà appellarsi al cinema italiano una seconda volta, e cercare, come tipico del neorealismo, gente comune da fare recitare in un ruolo che può essere di finzione oppure no.

La gente strana di Sniffer Court

Il corpulento sollevatore di pesi è un buttafuori del Friars Club amico di un amico, i due nani – il secondo compare sul retro della copertina insieme a Zazel Wild, che lavorava come stilista per la moglie di Brodsky e si trova sull’uscio del suo appartamento – una coppia di gemelli che lavorano nel mondo della celluloide, l’uomo che lancia le palle è l’assistente del fotografo. Infine il trombettista col cappello: un tassista che passava di là e l’autore della composizione liquidò con 5 dollari.

In altre parole, come buttare l’occasione della vita: se questi invece di pretendere “tutto e adesso” avesse chiesto una cifra minima, anche 1 cent, su ogni copertina stampata per copia e venduta, avrebbe potuto lasciare lo yellow cab lì dov’era e iniziare a pensare al domani a cuor leggero. Ma probabilmente in Sniffen Court, un budello laterale della 36th Street a Manhattan, non c’era tempo per trattare. E cinque dollari puliti guadagnati in pochi minuti, a un tassista deve essere parso un buon affare. Del resto, quelli erano “giorni strani”

Andrea C. Soncini

 

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