In Ricorrenze Dischi

Il 24 settembre del 1991 i Nirvana cambiarono le coordinate temporali del rock

 

Se pensiamo ad un urugano musicale, molto probabilmente l’associazione più facile che ci viene in mente da fare è quella con Nevermind dei Nirvana. Partito con delle aspettative molto basse da parte della Geffen (etichetta che aveva preso il posto della sub pop) e della band stessa, si erano posti come obiettivo quello di eguagliare le 250.000 copie vendute da Goo dei Sonic Youth, l’iconica opera con la copertina del bambino che nuota nudo in una piscina arriverà a vendere la bellezza di 24 milioni di copie nei primi 18 anni di vita. Nessuno di quelli che stavano lavorando alla realizzazione di quel capolavoro, probabilmente si era reso conto di cosa stesse per accadere a quelle canzoni: diventare il manifesto di un’intera generazione.

Si mettano il cuore pace anche le riviste del settore che all’epoca snobbarono l’uscita, Nevermind è uno dei più grandi dischi rock della storia per quello che ha rappresentato e per quanto ha venduto. Se fin dagli inizi i dati di vendita furono incoraggianti, con l’entrata in rotazione su Mtv del video di Smell Like Teen Spirit il disco iniziò a vendere la bellezza di 300.000 copie alla settimana, arrivando a spodestare nel gennaio del 1992 dal primo posto nelle classifiche americane degli album più venduti niente meno che il re del pop Micheal Jackson con il suo Dangerous. Se si pensa al successo che ha riscosso il disco e al successo che riscuote ancora oggi fra gli adolescenti invece, la prima domanda che ci si pone è: come hanno fatto quei tre ragazzi dall’aria stropiacciata (Dave Grohl si era aggiunto poco prima che iniziassero le registrazioni alla band) , con un leader che suonava la chitarra senza il talento di Jimi Hendrix e che cantava senza avere le proprietà vocali di Frank Sinatra ad avere quell’impatto e come può un disco come Nevermind riscuotere tutto questo consenso dopo tanti anni?

Un tentativo di risposta a quella domanda è che le liriche e le chitarre distorte di Cobain si siano fatte megafono della voce di milioni di adolescenti incazzati, ragazzi che si sono sentiti traditi dalla politica e dalle promesse di un mondo migliore fatte dai loro padri, ragazzi che ancora oggi vedono in quell’angelo biondo e sporco un nuovo messia dalla voce sgraziata e con una dose di rabbia addosso tale da risultare un autentico terremoto nelle loro coscienze. Se l’impatto avuto sulla società da parte di Nevermind è stato importante, da non sottovalutare è l’aspetto musicale. Kurt e soci si ispirano a band come Husker Du e Pixies per comporlo, quello di Nevermind è un sound meno primordiale del Punk rock rozzo di Bleach, le liriche di Cobain sono da decifrare, come spiegherà in seguito Dave Grohl, per Kurt veniva prima la musica, ma non per questo i testi dei Nirvana risultano incollati sulle note per caso.

È un forte atto di accusa verso gli adulti che sfruttano gli adolescenti e sulla confusione sessuale di Kurt la potentissima In Bloom e non si risparmiano nemmeno nel video dove prendono in giro chi ascolta musica underground senza coglierne l’essenza. Lithium narra di morte e religione, Smell like Teen Spirit è un inno contro gli antiabortisti mentre Polly fu ispirata da un fatto di cronaca letto da Kurt assieme alla sua compagna su un giornale, la storia di una ragazzina rapita e stuprata dopo un concerto a Washington. Something in the Way è il malinconico finale ispirato da scritte su un ponte situato vicino casa di Kurt. Probabilmente a molte altre domande su questo disco non potremo mai ricevere una risposta dopo la tragica dipartita di Kurt, ma di una cosa possiamo essere certi, anche fra altri ventinove anni ci sarà sempre un ragazzino in un parte qualunque del mondo che starà urlando  Hello, hello, hello, how low?

Vito Ricco 

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