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I Migliori Dischi del 2019


Non è stato per niente facile, ma alla fine ci siamo riusciti. Non potevamo esimerci nel non cadere nel vortice delle classifiche finali, poichè la musica è passione e come tale esisterà sempre qualcosa che appassionerà più di altro. Si chiude una stagione più che positiva a nostro avviso, che ha regalato tanti, tantissimi ottimi dischi, tante conferme e molte sorprese. Ci siamo però sforzati veramente tanto a partorire questa classifica, poiché è sempre duro racchiudere un anno intero di ascolti, emozioni, riflessioni in così pochi dischi. Tanti album, quest’anno, si sono installati nelle nostre menti dopo aver vissuto un lungo processo di sofferenza (pensiamo a chi sta in cima, Nick Cave).  Far emergere con chiarezza il punto di vista critico – che risiede in ognuno dei 14 redattori che compongono la squadra di Infinite Jest –   ha segnato un (lungo e intenso) articolato processo di discussone interna, fatto di spunti, riflessioni e meditazioni. Il principio, che governa le nostre coscienze, è, e rimarrà sempre quello che per noi, la musica per sua natura non può essere conflitto, non può essere contrasto. Non sempre il bello coincide con il buono o con il ben suonato, e questa scissione, questa lacerazione, è la condizione da cui partire per valutare la validità di un’opera d’arte. Buon anno a tutti voi. 

 

1 – NICK CAVE – GHOSTEEN
(Songwriting, Ambient, Spoken Word)

Analizziamolo da questa angolatura: Ghosteen è il sequel di Skeleton Tree, parla di morte e desiderio, ma parla anche di unione e di amore.  In sostanza, sono i lati della medaglia non analizzati nel precedente lavoro di Nick Cave. Ghosteen, dimostra che Cave è il più grande paroliere della nostra generazione per molteplici aspetti:  nel comprendere la sua tragedia, comprendiamo così che le tragedie, le angosce, il dolore sono necessari perché inducono l’uomo a creare la visione liberatrice delle sue sofferenze, immergendosi in un’intensa contemplazione. Ne deriva, in definitiva, un album intenso e di grande bellezza, non facile e non adatto ad ogni occasione ma meno inarrivabile di quel che può sembrare al primo ascolto. Più che un album musicale Ghosteen è un insegnamento alla scoperta del grande mistero del proprio Io, e a quella ricerca spirituale a cui tutti aspiriamo.
(G.A)

 

2 – MICHAEL KIWANUKA – KIWANUKA
(psych soul)

La temuta prova del terzo disco viene superata alla grande da Michael Kiwanuka che sul finire dell’anno ci regala uno dei lavori più apprezzati del 2019. Un disco che dimostra il suo stato di grazia e la sua forza, capace di oltrepassare l’etichetta soul per tuffarsi in un mondo policromo che si tinge di groove funky, library music, echi bristoliani, psicheledia e chitarre hendrixiane. Senza dimenticare un indiscusso talento per la scrittura, con pezzi sempre più quadrati tanto da sembrare easy listening con lo zampino alla produzione di Danger Mouse e Inflo.
(Patrizia Cantelmo)


3 – THOM YORKE – ANIMA
(elettronica)

Anima è, senza togliere niente agli altri capitoli, la prova discografica migliore del duo Yorke-Godrich dai tempi dell’accoppiata vincente Kid A- Amnesiac. Se in quel periodo era una Idioteque a farci ballare tristemente, in questo tripudio di lamenti elettronici si fa fatica a non lasciarsi andare per la maggior parte dei pezzi dell’album. Nel mezzo di questa  danse macabre tra uomini e macchine è l’anima la componente diegetica imperscrutabile, da ricercare ostinatamente in uno scenario cosmopolita apatico, alienante, artificioso, straniante.
(Vincenzo Papeo)

 

4 – BIG THIEF – TWO HANDS 
(indie folk )

Due album, di ottima fattura, in uno stesso anno, non è da tutti. Two Hands è un disco che si distingue come un’intera opera, un’intera visione, ma funziona anche come specchio del suo predecessore, UFOF. Se UFOF suona mistico, magnetico ed enigmatico, Two Hands suona concreto, sofferto e vissuto. L’ascesa, nell’olimpo delle “migliori band” in circolazione, è avvenuta in maniera abbastanza repentina – quattro album sono giunti ​​nell’arco di appena tre anni e mezzo – ma ci è voluto un po ‘di tempo prima che tutti potessero cogliere la sottili sfaccettature di una band perfetta. Two Hands non è solo uno dei migliori dischi del 2019, ma è anche un segnale alla musica tutta: fin quando i Big Thief saranno in scena, lo spettacolo sarà sempre assicurato.
(G.A)

 

5 – IGGY POP – FREE 
(spoken words, noir-wave)

Dopo Post Pop Depression del 2016, Free è il disco di Iggy Pop che non ti aspetti. Un album jazzato che riporta inevitabilmente a Black Star di Bowie, per lo meno come approccio. I brani, scritti per la maggior parte da Leron Thomas, trombettista jazz e dal chitarrista Noveller, tratteggiano un clima crepuscolare dove l’Iguana riesce a mantenere la sua attitudine rock conquistando pubblico e critica.
(Davide Catalano)

 

6 – DIIV – DECEVEIR 
(Shoegaze – indie rock)

Raccontare un viaggio nell’oscurità senza cadere nella trappola della malinconia non è cosa semplice da fare, ma il terzo disco dei DIIV, Deciever, è la dimostrazione del contrario. Il disco, puntellato da suoni cupi in grado di scaldare l’anima, è un piccolo gioiello, costruito per raccontare una rinascita emotiva. La band affronta una prova di coraggio e maturità fondendo il suo stile ben definito a suoni shoegaze, regalandoci uno dei dischi più interessanti dell’anno.
(Chiara Luzi)

 

7 – TOOL – FEAR INOCOLUM 
(alternative metal/ progressive metal)

I Tool non hanno deluso nessuno semplicemente perché nessuno sapeva cosa aspettarsi da una band che in quasi 30 anni di attività ha pubblicato appena 5 dischi, di cui ‘Fear Inoculum’ a 13 anni di distanza dal precedente. I Tool hanno ancora di più smussato gli angoli del loro sound relegando l’aggressività a moto perpetuo, mentre lo scheletro portante dell’opera è un sound tecnicamente ineccepibile e a suo agio nel nostro presente modellato intorno ad un MJK sempre più ultraterreno. Probabilmente questo è il disco che il pubblico rock aspettava da anni.
(Carmine Speranza)

 

8 – THE NATIONAL – I AM EASY TO FIND 
(chamber rock, art rock)

Dopo che l’ingresso in punta di piedi di lievi elementi elettronici nel precedente “Sleep Well Beast” era stato salutato da commenti del tipo “oddio, i National sono diventati dei tamarri”, la presenza, in questo lavoro, di diverse voci, quasi tutte femminili, a dare sfumature inedite alla parte vocale ha provocato reazioni sgomente del tipo “chi è tutta questa gente che canta?”. È il caso di stare tranquilli e di salutare questo “I Am Easy To Find” come l’ennesimo ottimo disco del gruppo guidato dai fratelli Dessner e da Matt Berninger. Il songwriting è sempre di livello superiore, di un profilo così alto che viene spontaneo  fermarsi ad ammirarlo prima di immergersi in esso. Gli arrangiamenti godono di un equilibrio difficilmente ripetibile tra ricchezza e essenzialità, e la scelta di pescare a piene mani contributi di altri cantanti si rivela vincente, perché rende il risultato ancora più avvolgente e coinvolgente. Ogni canzone è quasi come un episodio di vita realmente vissuta, ed è in grado di rapire non sono l’attenzione degli ascoltatori, ma anche i loro sensi.
(Stefano Bartolotta)

 

9 – WEYES BLOOD – TITANIC RISING
(alt pop)

Il 2019 è stato un anno molto positivo per il cantautorato al femminile. Tra le molte conferme (Angel Olsen, Aldous Harding, Sharon Van Etten, Cate Le Bon, Mega Bog) spicca la crescita esponenziale di Natalie Laura Mering aka Weyes Blood. La trentunenne figlia di fondamentalisti cristiani, cresciuta tra California e Pennsylvania, con Titanic Rising ha realizzato il suo disco (il quarto) più compatto e maturo, ambizioso il giusto. Il songwriting e la cura per gli arrangiamenti guardano all’età dell’oro del pop, i seventies in primis, con gente come Carole King e Laura Nyro a far da riferimento e Julia Holter e Joanna Newsom ad accompagnare lungo il cammino. L’aura di classicità che pervade il disco non gli impedisce però, in quest’epoca post-tutto, di risultare estremamente fresco ed attuale all’atto dell’ascolto. Dal piano che impreziosisce A Lot’s Gonna Change agli archi che avvolgono Nearer To Thee Titanic Rising è un incantesimo dal quale non vorresti mai risvegliarti.
(Gabriele Marramà)

 

10 – FKA TWIGS – MAGDALENE 
(art pop )

La diva che più ci ha ammaliato durante questi anni ’10 chiude in bellezza con un album potente, spirituale ed estremamente raffinato. Un vero e proprio statement, in cui il personaggio di Mary Magdalene viene rovesciato e ripresentato per lanciare un forte e chiaro messaggio femminista. Passato, presente, futuro condensati in 38 minuti di vero art pop.
(Michele Ruggiero)

 

Ecco infine i 33 dischi – pubblicati nel 2019– che dovreste ascoltare:

Alessandro CortiniVolume Massimo elettronica
Flying Lotus – Flamagra – hip hop, experimental, idm 

Tyler, the Creator – IGORneo soul
Cate Le Bon – Rewardart pop
Aldous Harding – Designer – songwriter
Bruce Springsteen – Western Starsclassic rock
Big Thief – UFOF indie folk
Sleater Kinney – The center won’t hold – alt pop rock
Lana Del Rey– Norman Fucking Rockwell – pop
The Comet Is Coming – Trust in the Lifeforce of the Deep Mystery – nu jazz
Kate Tempest – The Book of Traps and Lessons – poet, rap
Holly Herndon – PROTOglitch pop
Orville Peck – Ponyalt country
Martha – Love Keeps Kicking – indie rock, pop rock
James Blake – Assume Form – elettronica
Trentemoller – Obverse –
elettronica
Bill Callahan – Sheperd in a sheepskin vest – songwriting
Purple Mountains – Purple Mountains – alt folk
Chromatics – Closer To Grey – art pop 

Black Midi – Schlagenheim experimental pop 
Foals – Everything Not Saved Will Be Lost (Part 1)indie rock
Alex Banks – Beneath the Surfaceelettronica
Sarah Haras – Metal Eastindustrial
Skepta – Ignorance is Blissgrime
Truth Club – Not an Exitalternative rock
Murder Capital – post punk
PUP – Morbid Stuffpunk rock
Vampire Weekend – Father of the Brideart pop
 Vanishing Twin – The Age of Immunology –
pop, kraut

 

I migliori album italiani del 2019:

Edda – Fru Frusongwriting, alternative
Massimo Volume – Il Nuotatorepost rock
I Hate my Village – I Hate my Village – fusion, alternative rock
Be Forest – Knocturne – shoegaze, darkwave

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