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Fiona Apple – ‘Fetch The Bolt Cutters’

In tempi di lockdown forzato, Fiona Apple ci dimostra quanto il suo auto-isolamento liberamente scelto possa dare meravigliosi frutti. E lo fa intitolando il suo quinto disco prodotto da Epic Records, uscito dopo ben 8 anni di silenzio, Fetch The Bolt Cutters (letteralmente: “vai a prendere le tronchesi” – quelle che si usano per spezzare un lucchetto, per intenderci) beccandosi il plauso unanime della critica di tutto il mondo che difficilmente nelle votazioni scende sotto il 10 su 10. Ce n’è già abbastanza per essere incuriositi, no?

10:07:45  – 07/05/2020


 

 

Etichetta: Epic Records
Genere: art pop
Release: 17 
aprile 


Fiona Apple, la terribile ragazza prodigio

Molti di noi la ricorderanno come la giovane songwriter prodigio, accostata a Tori Amos da più parti, che – nemmeno ventenne – aveva venduto milioni di copie con il suo esordio. Personaggio inquieto già allora, con un grosso trauma alle spalle come quello di una violenza subita a dodici anni, aveva mandato letteralmente a quel paese lo show-biz durante una plateale dichiarazione ai Grammy Awards: “This world is bullshit”. E aveva continuato in questo senso con la sua musica, smarcandosi sempre di più da un mondo che la voleva bella e armoniosa: caratteristiche che di per sé non le mancavano, ma alle quali non poteva non accostare la sua vera natura, indisciplinata e instabile, vogliosa e bisognosa di farsi sentire.

Un inno alla liberazione

L’urgenza è stata da sempre il motore che ha mosso ogni sua singola nota. In questo ultimo lavoro, l’urgenza e la forza di spezzare le catene che la imprigionano sono quelle che prendono il sopravvento. Fetch The Bolt Cutters è un inno alla liberazione, alla necessità espressiva e alla visceralità. L’album è anche inno alle energie soffocate che finalmente si sprigionano per diventare vitali. Registrato e prodotto in assetto do-it-yourself, il disco è caratterizzato dalla centralità assoluta dei ritmi nevrotici del piano e delle percussioni. Il tutto viene riprodotto anche tramite le più bizzarre strumentazioni casalinghe, come ossa del suo cane defunto, suppellettili, sedie e perfino urne cinerarie.

La centralità di ritmi viscerali

Finalmente, oseremmo dire, anche il suono della Apple si è liberato definitivamente da strutture e produzioni più convenzionali. In questa occasione si lascia travolgere da una tribalità dirompente e rozza, capace di spezzare catene e lucchetti. Non solo testi e vocalità nervosa, ma anche ritmo e vibrazione dei suoi saliscendi emotivi. Tutto è perfettamente condensato in musica tramite derivazioni jazzy-pop, soul, blues e persino hip-hop.

Non è un disco immediato Fetch The Bolt Cutters: piuttosto potrebbe risultare indigesto a quelli che non sono naturalmente sintonizzati sulle frequenze destabilizzanti di Fiona Apple, che qui mischia generi fino a renderli irriconoscibili, in cui è difficile accomodarsi senza un coinvolgimento totale. E – ci scusiamo per la piccola concessione di genere – probabilmente per una donna sarà più facile farlo.

Una femminilità esplosiva

Provate davvero a rimanere indifferenti a scioglilingua irresistibili come quello di Relay (Evil is a relay sport/when the one who’s burned turns to pass the torch), una canzone con un riferimento esplicitato contro Brett Kavanaugh, nominato giudice della Corte Suprema nonostante diverse accuse a suo carico per violenza sessuale.

Una violenza che torna costantemente nell’opera della Apple, in primo luogo in To Her (Good Morning/You raped in the same bed your daughter was born) ma che percorre tutto il disco, in un senso di liberazione esplosiva. Come quella di chi non ha più intenzione di stare zitta nonostante sia stata spinta Under The Table (con lo straordinario gioco di parole I would beg to disagree/but begging disagrees with me). O ancora, quella di chi solidarizza con le altre donne, vittime degli stessi abusi, alla ricerca di un’amicizia resa troppo spesso impossibile dallo stesso usurpatore, come in Newspaper in cui Fiona duetta con la sorella Amber.

Non mancano i momenti di più classico ma intenso romanticismo, come Cosmonauts e nell’apertura delegata alla splendida I Want You To Love Me episodi che conquisteranno anche i più scettici rispetto al clamore suscitato da questo disco. Per non parlare del classic-soul di Ladies, altro inno alla femminilità che percorre tutto il lavoro.

Conclusioni

È molto difficile descrivere musicalmente Fetch The Bolt Cutters, ma il livello dei pezzi è elevatissimo e suona decisamente già ora come un classico. Una volta addentraticisi, le suggestioni che ne scaturiscono sono molteplici e molto probabilmente ne scopriremo ancora e ancora, ascolto dopo ascolto, nel tempo. Tanto basta a farci nascere il sospetto che siamo davvero di fronte a un piccolo, grande capolavoro. Nel frattempo, impugniamo le tronchesi e liberiamo le energie. E ringraziamo Fiona Apple per averci regalato questo fenomenale disco.

Patrizia Cantelmo 

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