In Ricorrenze

Diciassette anni fa i Flaming Lips realizzavano il loro trip festoso e benefico


 

Yoshimi Battles The Pink Robots, uscito nel luglio del 2002, è il quattordicesimo (compresi gli ep) disco dei Flaming Lips, una band che ha fatto dell’estro, della creatività e della follia il suo marchio di fabbrica, in una carriera ormai pluritrentennale (l’esordio è del 1985).

La band dell’Oklahoma, capitanata da Wayne Coyne, non si è fatta mancare nulla: dischi quadrupli da ascoltare contemporaneamente (Zaireeka), suites di 6 ore (I found A Star on the Ground, su Strobo Trip), il record mondiale di durata di un concerto (24 ore, nel 2012), riletture dei classici (The Dark Side of the Moon), collaborazioni con l’universo mondo, da Nick Cave a Miley Cyrus. Tenendo sempre la barra della nave sulla rotta della psichedelia, declinata in tutte le forme immaginabili. 

Yoshimi appartiene al periodo della maturità artistica della band (sempre che un termine simile sia applicabile a soggetti del genere) e segue l’acclamato The Soft Bulletin che provava, riuscendoci, a imbrigliare in strutture pop più o meno convenzionali la bulimia creativa di Coyne & co. Yoshimi prosegue su quella scia e, forse meglio del suo predecessore, crea un universo parallelo coeso e autosufficiente, popolato da strane creature. Cantanti noise giapponesi (la Yoshimi dei Boredoms), robot rosa e animali antropomorfi.

Un mondo che trova la sua perfetta espressione nei live show. Una strana mistura tra la festa dell’asilo, il tè a casa di Alice e il mega concerto rock. Un’esperienza che ti lascia inebetito e col sorriso sulle labbra per giorni. Yoshimi fornisce alcuni dei classici del loro repertorio: la title-track, la perfezione pop di Do You Realize?, le sfumature elettroniche di Fight Test, l’incanto di In the Morning of the Magicians. Un trip festoso e benefico, senza effetti collaterali.

Gabriele Marramà


Wayne Michael Coyne – voce, chitarra
Steven Drozd –
batteria, chitarra, tastiere, basso, voce
Michael Ivins –
basso, tastiere

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