14/06/2024
'Remain in Light', uscito l’8 Ottore 1980, rappresenta l’apice creativo dei Talking Heads

 

Remain in Light, uscito l’8 Ottore 1980, rappresenta l’apice creativo dei Talking Heads. David Byrne, Chris Frantz, Tina Weymouth e Jerry Harrison hanno già alle spalle tre ottimi e acclamati album, che ne hanno fatto uno dei nomi di punta della scena post-punk/new wave: la nevrosi punk di 1977, l’efficace replica di More Songs About Buildings and Food, il white funk di Fear of Music. 

Ma la band che nei mesi di luglio e agosto 1980 entra ai Compass Point di Nassau per registrare con la regia di Brian Eno il nuovo disco ha una consapevolezza nuova, nonostante i dissidi tra Byrne e la coppia Frantz/Weymouth, che reclama maggiore collaborazione. Alla già singolare miscela di post punk, funk e pop si unisce una massiccia influenza afrobeat, di Fela Kuti in particolare. Le canzoni nascono in un’atmosfera rilassata, da jam collettive, poi montate in loop e assemblate in studio dalla sapienza produttiva di Eno, che condisce il tutto con massicce dosi di elettronica e con i contributi in fase di post-produzione degli ospiti Nona Hendryx, Adrian Belew e John Hassell. Le liriche, per ovviare al blocco dello scrittore di Byrne, nascono da flussi di coscienza e sono anch’esse ispirate dai miti e dai ritmi dell’Africa.

Il risultato finale mostra un disco compatto e coeso dalla prima all’ultima nota, con un suono ancora adesso all’avanguardia, che amalgama efficacemente psicosi metropolitane e tribalismi terzomondisti. Il lato A spinge sull’acceleratore con una tripletta, The Great Curve, Crosseyed and Painless e Born Under Punches (the heat goes on) da lasciare annichiliti. Il lato B parte con la hit Once in a Lifetime, prosegue con Houses in motion e poi si fa meno frenetico e più intimista, chiudendo con i “terrible signals” della cupa The Overload.

La carriera della band sarebbe poi proseguita con altri 4 dischi fino alla rottura definitiva. Tutti dischi di buon livello, ma incapaci di replicare la magia e l’intensità di Remain in light, che resta una pietra miliare in ambito new wave/post-punk e non solo.

Gabriele Marramà

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *