14/06/2024
Il 23 marzo 1992, i Charlatans pubblicano il loro secondo disco “Between 10th To 11th”. Al suo interno c’è una delle canzoni più popolari della band, ovvero “Weirdo”, ma l’album nel suo complesso vende molto meno rispetto al debutto, e ancora oggi non viene visto come un lavoro particolarmente significativo.

Il 23 marzo 1992, i Charlatans pubblicano il loro secondo disco “Between 10th To 11th”. Al suo interno c’è una delle canzoni più popolari della band, ovvero “Weirdo”, ma l’album nel suo complesso vende molto meno rispetto al debutto. Ancora oggi non viene visto come un lavoro particolarmente significativo.

21:49:59  – 22/03/2022


Un album sottovalutato

Quando si parla di album sottovalutati, è praticamente impossibile non inserire nella conversazione questo secondo lavoro dei Charlatans, ed è bello, quindi, scriverne la celebrazione del trentennale per cercare di rimettere le cose nella giusta prospettiva. Non pretendo certo di avere l’autorevolezza necessaria per cambiare l’immaginario collettivo, dirò quello che ho da dire, e poi, se nelle discussioni sui migliori album della band di Manchester si continuerà a non includere “quello delle banane”, ci avrò comunque provato.

“Between 10th to 11th” viene visto dai più come un mero disco di transizione, dato che arriva un anno e mezzo dopo la sbornia coloratissima e danzereccia del debutto Some Friendly” e ha indubbiamente meno appeal rispetto ad esso. Le sue tonalità sono tendenti al grigio e il suo suono è certamente più adatto a una giornata di pioggia che a una nottata passata sulla pista da ballo.

Inoltre, questo disco segna un importante cambio in sede di formazione del gruppo, ovvero l’avvicendamento, alla chitarra solista, tra Jon Baker e Mark Collins. Quest’ultimo diventerà, nel giro di un ulteriore paio di album, il secondo membro più importante della band, dietro, ovviamente, a Tim Burgess, ma qui suona solo in circa metà delle canzoni, e, forse, anche per questo motivo il disco fatica a ottenere la considerazione che merita.

L’ascolto dice la verità

In realtà, l’unico modo in cui si dovrebbe valutare un disco è ascoltandolo, ma sappiamo troppo bene che difficilmente funziona così. Alla prova dell’ascolto, comunque, questo disco suona meravigliosamente ancora oggi, e contiene una serie di gioielli che portano l’album nelle zone altissime di un’ipotetica classifica della band.

Probabilmente, il lettore che non ha mai ascoltato questo disco per intero conosce solo “Weirdo”, visto che è l’unica a essere stata inserita nelle varie raccolte e a essere stata suonata dal vivo per molto tempo, ma qui c’è molto altro, a cominciare dalla siderale accoppiata “Page One” – “Tremelo Song”, nella quale troviamo, espressi con particolare immediatezza, tutti i pregi che caratterizzano l’intero lavoro: melodie vellutate, intrecci ritmici conturbanti, suono suadente, potere evocativo altissimo.

Come detto, l’allegria e la spensieratezza non sono di casa qui, ma il dinamismo e l’ampiezza di sfumature non mancano. Le caratteristiche sopra menzionate vengono espresse con buona varietà, a seconda delle canzoni, per tutto lo scorrere del disco.

I tre brani citati finora sono, come detto, quelli di più facile ascolto per via della ritmica frizzante e del suono pulito, mentre nelle altre canzoni il tempo spesso rallenta e il suono spazia tra momenti di pesantezza (“Ignition”) e altri in cui l’atmosfera si fa sospesa ai limiti dell’etereo (“Subtitle”). Ovviamente, ci sono anche canzoni in cui non ci si fossilizza su un solo aspetto tra quelli citati e si spazia con assoluta naturalezza ed efficacia (su tutte “Can’t Even Be Bothered”).

Un disco non per tutti che merita più considerazione

Tutto ciò avviene senza riempitivi o momenti di calo: “Between 10th To 11th” è in grado di tenere alta l’attenzione dell’ascoltatore dall’inizio alla fine. Ovviamente, deve trattarsi di un ascoltatore attento, dalla mente aperta e capace di immedesimarsi in ciò che il disco esprime dal punto di vista delle emozioni, e non solo sotto quello strettamente musicale.

Non è un album da ascolto distratto in sottofondo, ed è probabilmente questo il motivo per cui è, ancora oggi, così sottovalutato. Nella giornata di oggi ci saranno diversi post sui social che celebreranno questo trentennale: chissà se qualcuno concederà la giusta considerazione a questo album. Sarebbe solo giusto.

Stefano Bartolotta

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1 thought on “‘Between 10th To 11th’: l’incompreso album dei Charlatans

  1. Pensavo di essere il solo a ritenere splendido questo album, che ho amato fin dall’uscita quando ero un imberbe studente universitario.
    Felice di non essere il solo a pensarla così

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