In Recensioni - Album della settimana

Beck – ‘Hyperspace’

 

 

 

Etichetta: Capitol Records
Genere: Synth-pop, alternative r’n’b, alternative rock
Release: 22 Novembre 2019

Beck col suo quattordicesimo lavoro esplora dimensioni celestiali, partendo verso l’infinito, nell’ “Hyperspace”, per l’appunto. Anticipato a partire dalla scorsa primavera da diversi singoli, l’album è stato per la maggior parte prodotto e scritto in collaborazione con Pharrell Williams. L’album, vuole essere un resoconto, un diario di viaggio di varie escursioni nello spazio e in galassie più emotive che stellari.

Beck indossa i panni di un rinnovato Ziggy Stardust in un omaggio personale synth e post-moderno.
 L’estetica dell’album e dei videopclips omaggia la vaporwave ed è modern vintage, mentre in termini di stile musicale vi è la proposta di un genere synth la cui economia del suono, in termini di tempi e composizioni, sembra posizionarsi a metà strada tra quelle dei due album precedenti di Beck, dove “Morning Phase” (2014) era un tributo dreamy al folk, mentre “Colors” (2017) una commistione tra dance e suoni più rock.

Uneventful Days introduce l’album a un sound electro-pop stemperato da incursioni hip-hop. Velocità e ritmo, date anche da una chitarra folk di Loseriana memoria, caratterizzano Saw Ligthing. Questi citati sono due dei singoli che hanno anticipato l’album, le altre due tracce sono Dark Places, una ballata dai moduli synth e sognanti, e Everlasting Nothing, pezzo dai curiosi richiami indie pop che si elevano a cori soul nella parte finale. Altre canzoni che caratterizzano il concept dell’album sono See Through, che ricorda quasi un pezzo di The Weeknd, e quindi l’anima r’n’b del disco; e sicuramente Stratosphere, sottofondo sognante a una traversata spaziale.

I risultati della coppia Campbell-Williams al lavoro sono stati buoni, ma a tratti controversi. Nella complessità dell’album si può facilmente asserire che la presenza di Pharrell è stata più consultiva che collaborativa: ciò che ci si poteva aspettare dal suo contributo, in un lavoro con un altro artista eclettico come Beck, sarebbe dovuto essere uno scambio reciproco tra i due, così da creare inedite morfologie in termini di sound. Quello che emerge, invece, è semplicemente la voglia di Beck di creare un album che avesse in background certe ritmiche beat e suoni di fattura più r’n’b, il tutto con un’approvazione da parte di Williams in fase di mixaggio e registrazione. Sonorità più black e urban sono riconoscibili in molte canzoni, ma non differiscono da usi che Beck ha già sperimentato negli anni, trovando sì nuove declinazioni, ma non l’effetto sperato, considerata la partnership alla base di questo album.

Yuri Galbiati

 

Nessun Commento

Lascia un Commento