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Angel Olsen – ‘All Mirrors’

 

 

Genere: Art Pop 
Etichetta: Jagjaguwar
Release: 4 ottobre

Alcuni artisti sono dotati di una particolare “aura” che permette loro di trascendere il tempo. Personalità di questo tipo hanno la capacità di muoversi sia nella contemporaneità, diventandone interpreti, che nel passato. Sembra quasi che la loro anima artistica viva in due epoche, e la loro enorme capacità sta nel farle convivere creando un qualcosa di estremamente moderno ma al contempo ‘old fashion’. Angel Olsen rientra in questa categoria e nel suo ultimo disco, All Mirrors uscito lo scorso 4 ottobre per Jagjaguwar, dimostra come tale convivenza sia possibile

Il quarto lavoro dell’artista è a tutti gli effetti un’opera maestosa, nata da un percorso doloroso, alla cui base c’è una rottura che ha portato la Olsen ad analizzare la tossicità presente nella relazioni. Tutto ciò le ha permesso di intraprendere una via che l’ha resa più consapevole, sia come donna che come musicista. Questa ritrovata contezza ha portato alla stesura di un disco che segna un distacco dal passato, in cui convivono perfettamente i suoni dei synth, l’influenza folk e gli arrangiamenti orchestrali di Jherek Bischoff. L’album si sviluppa come se fosse uno di quei film Hollywoodiani in cui drammaticità e disperazione combattono per lasciare poi spazio alla speranza e alla quiete.

Possiamo trovare questa struttura già nell’opener Lark, brano imponente la cui trama, fatta di continue variazioni e movimenti, è segnata dalla voce della Olsen e dall’orchestra di undici elementi. Inquietudine e pace lottano incessantemente fino alla battaglia finale in cui impietosi violini e voce, ingaggiano un’ultimo scontro fino al sopraggiungere della quiete. La tregua ha il suono dei synth che arrivano dapprima spigolosi in All Mirrors, per poi ammorbidirsi in Too Easy e New Love Cassette. Anche la voce della cantante di St. Louis si fa più levigata e mano mano che questa presa di coscienza prosegue, i brani cominciano ad essere pervasi da una serenità che acquisisce solidità, Tonight. I suoni si caricano di malinconia e luce, quello che resta ormai è solo la memoria di un gioco che è finito, Endgame, e può essere osservato da lontano con grande nostalgia per ciò che poteva essere e ritrovata speranza. Non può più fare male, ‘Worst feeling I’ve had is gone’, il vibrato quasi drammatico della voce si addolcisce e dialoga con i violini che lentamente si allontano, cala il sipario, titoli di coda.

All Mirrors segna il punto più alto di una carriera, quella di Angel Olsen, che è sempre stata in crescendo. La cantante ha saputo rimescolare le carte mettendosi in gioco con grande azzardo, il risultato è un lavoro coeso in cui convivono con grazie ed eleganza mondi diversi. Ci vuole molta maturità, oltre ad un innato talento, per poter realizzare un disco di tale imponenza e sincerità. Angel Olsen in questo senso ci ha dato una grande lezione creando un’opera incantevole.

Chiara Luzi 

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